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A me, me stessa, io
 
A me, me stessa, io - Laboratorio di scrittura
"Capitava che a pronunciare la parola "lesbica" si inceppasse la lingua. A volte nel dirla ancora si abbassa, più o meno leggermente, il tono della voce. La sensazione è proprio quella di una stecca, di una stonatura nel discorso.". Queste le parole che alcune lesbiche italiane hanno reso pubbliche in un libro qualche anno fa, dando voce al bisogno di rendere l´esperienza dell´amore tra donne raccontabile, di trovare le parole per dare un´aperta testimonianza della scelta di essere se stesse. La proposta di questo laboratorio mira a promuovere la capacità di raccontarsi alle altre e agli altri tramite la scrittura come strumento di cura di sé e di una sempre maggiore libertà e autodeterminazione per tutte e per tutti.
Cosa vuol dire raccontarsi?
La prima cosa che impariamo da piccoli è il farci un´idea di sé e del mondo tramite i racconti, nostri e altrui, delle esperienze di vita: in questo  modo semplice e naturale impariamo a stare nel mondo e nelle relazioni e acquistiamo una certa consistenza. Anche crescendo, nel procedere attraverso i diversi mutamenti del vivere, continuiamo ad esprimere in modo ricorrente il desiderio di intrecciare le narrazioni, ascoltando e narrando le nostre e quelle altrui. Sentiamo che diventare parte di una storia individuale e collettiva con la nostra testimonianza, con la nostra voce, con le nostre parole, è importante per la nostra autostima. Quando scambiamo le nostre storie con le altre e gli altri, proviamo una sensazione, pur provvisoria e temporanea, di identità, di riconoscimento e ampliamo la conoscenza dei percorsi di realizzazione e di scelte possibili. Nello stesso tempo, soffriamo quando ci sentiamo ridotti a personaggi in cui non ci riconosciamo. Non solo conosciamo l´altra e l´altro ma la conoscenza dell´altra e dell´altro ci cambia.
Cosa vuol dire scrivere di sé?
Talvolta capita di "fare racconto" delle proprie piccole e grandi odissee scrivendo spontaneamente i nostri pensieri e i nostri vissuti. Quando succede, sperimentiamo, nella solitudine della scrittura, una sorta di benefico distacco e insieme di forte emozione: la scrittura ci regala la possibilità di osservarci, di mettere in parola le nostre emozioni e di compiere un esercizio particolare di memoria. Con il tempo, ritrovando quei foglietti o quei quaderni, scopriamo che il nostro scritto è come una macchina del tempo dove un personaggio, che siamo noi, ci parla dal nostro stesso passato e ci insegna qualcosa della nostra interiorità.
Come funzione un laboratorio di scrittura di sé?
Si scrive a partire dalle sollecitazioni offerte da chi facilita il percorso che, in questo caso, mettono a tema l´esperienza lesbica. Possono essere spunti autobiografici che aprono finestre di memoria nei vissuti personali oppure giochi semplici che sciolgono e affinano la capacità di trovare le parole per raccontarsi. Quando questo avviene in un gruppo, il patrimonio di parole e di esperienze si moltiplica. In ogni modo, il testo appartiene a chi lo scrive e quindi è garantita, oltre alla confidenzialità,  la libertà di leggerlo, di leggere una parte, di non leggerlo, di donarlo al gruppo.
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